PNRR - L'intervento del presidente Miceli al convegno: "Imprese di qualità, per una ripresa di qualità"

Grazie davvero al ministro Giovannini per il suo prezioso saluto ricco di spunti, benvenuti a tutte e a tutti,

è con grande emozione che vi saluto, guardandovi dal vivo e non con la mediazione di uno schermo alla quale ci siamo tristemente abituati nell’ultimo anno e mezzo. Abbiamo rimandato più volte questo incontro, ogni volta sperando che il peggio fosse passato e che ci si potesse avviare verso la normalità, e più volte siamo stati costretti a ripensarci perché la pandemia non ci ha dato tregua. E allora, nella speranza che questo nostro appuntamento sia soltanto un piccolo squarcio di fiducia e di superata emergenza, vi chiedo di alzarci tutti in piedi e di osservare un minuto di silenzio. Lo dedichiamo a tutte le vittime del Covid e a chi ha sacrificato anche la propria vita per cercare di guarire chi aveva contratto questo terribile virus.

MINUTO DI SILENZIO

Vorrei, sperando di interpretare il pensiero di molti qui, fare un’altra dedica e ringraziare tutte quelle donne e quegli uomini che hanno lavorato anche nei giorni più drammatici, permettendo a noi altri di proteggerci.

Parto da quel che è successo perché anche il titolo del nostro convegno e le promesse e le speranze che sott’intende, ha parole chiave che fino a qualche tempo fa erano meno importanti. Se di RIPRESA parliamo a momenti alterni e ne invochiamo l’avvio, RESILIENZA e SOSTENIBILITA’ sono diventati concetti senza i quali abbiamo imparato di non poter continuare a vivere.

E, parlando di IMPRESE, a produrre.

Eppure io voglio avere l’orgoglio di dire di fronte a una platea così qualificata e ad ospiti importanti senza l’intervento dei quali, per il ruolo che in questo momento rivestono, nulla è realizzabile o migliorabile, che L’IMPRESA PNRR ha già le sue basi  -

Il procedimento di qualificazione avviato dal nostro committente RFI, gestito attraverso regole trasparenti che definiscono un processo oggettivo e non discriminatorio, è un modello da imitare. ANCEFERR  ha scelto fin dalla sua costituzione nel 2011 che soltanto gli operatori economici in possesso di questa attestazione possano aderire all’Associazione dimostrando, nei fatti, che è possibile. Tuttavia colpevoli ritardi, facili sottovalutazioni, comportamenti sbagliati e non censurati, continuano a impedire che questo esempio si diffonda e che avvenga quel cambiamento non più rinviabile.

Approfitto, dunque, di poter parlare al Governo, al Parlamento, al nostro committente per eccellenza, al sindacato, a chi controlla la sicurezza e al vertice dei costruttori italiani per ricordare, in breve, che noi di Anceferr della resilienza abbiamo fatto uno dei nostri pilastri.  Perché le nostre imprese che si occupano con professionalità umane e mezzi appropriati di manutenzione ferroviaria e non solo, sono lì, da anni, a permettere che si superino traumi, che si ponga rimedio a problemi causati da rischi climatici o vetustà delle infrastrutture, a intervenire quando qualcosa di imprevisto o imprevedibile succede,  a rinnovare e potenziare  la rete infrastrutturale per permettere che con il minimo dei disagi possibili – a volte nessuno perché cerchiamo di lavorare nelle ore di fermo del traffico – tutto riprenda regolarmente.

Ho detto professionalità umane e mezzi appropriati perché questi sono due degli elementi fondamentali che definiscono l’IMPRESA.

Tutti noi qui presenti, nella distinzione di ruoli e responsabilità, dovremmo essere d’accordo su cosa significhi IMPRESA.

Il Codice Civile per chiarire chi sia l’imprenditore spiega che è colui che “esercita un’attività economica organizzata al fine della produzione e dello scambio di beni e servizi”.

Questa breve definizione giuridica a noi non basta.

Bisogna includere, ciascuno nel proprio business, la dimensione sociale ambientale e economica.

Perché ogni impresa, indipendentemente dalle dimensioni e dagli ambiti di attività, è inserita all’interno di un sistema sempre più globalizzato e le risorse che utilizza, in particolare quelle naturali, appartengono ad un unico pianeta, che tutti dobbiamo impegnarci a salvaguardare. Ce lo ha ricordato il ministro e noi siamo totalmente d’accordo.

E allora, se non nel Codice, credo che tutti noi imprenditori dovremmo essere d’accordo nel definire un protocollo di qualità da esibire nel momento della partecipazione a un appalto che tenga conto di: PROGETTUALITA’, ORGANIZZAZIONE, DISPONIBILITA’ DI RISORSE FINANZIARIE, DI MEZZI, DI MAESTRANZE E TECNICI QUALIFICATI, SPECIALIZZATI, FORMATI… Il tutto accompagnato da un curriculum che racconti qual è la storia aziendale: ha cambiato nome, ragione sociale? Ha contenziosi aperti? Ha avuto incidenti che hanno messo a rischio la salute o la vita dei dipendenti? È fallita? Oppure è sul mercato da 20, 30 anni e mantiene gli stessi lavoratori per lustri?

Una forza lavoro stabile è garanzia di qualità e significa che l’imprenditore ha investito in mezzi all’avanguardia e sulla preparazione e la professionalità del dipendente.

Gli associati ANCEFERR hanno già iniziato questo percorso e sono orgogliosi di possedere, come già detto, quei requisiti di qualificazione che il nostro committente RFI ci chiede. E sono qui a proporre che la qualità e il curriculum d’impresa siano elementi indispensabili per competere in un orizzonte di sostenibilità che dobbiamo darci come Paese, come Europa, come Mondo, oserei dire. Perché soltanto se tutti perseguiamo lo stesso obiettivo, corriamo il felice rischio di realizzarlo.

So che quello che sto dicendo può affascinare e preoccupare allo stesso tempo perché in un Paese paralizzato dalla burocrazia, ogni atto, documento, certificazione… si aggiunge a una mole inutile e incomprensibile di atti, documenti, certificazioni. Ogni anno le imprese italiane sopportano un costo di oltre 57 miliardi (circa tre punti di Pil) solo per la gestione dei rapporti con la Pubblica Amministrazione e non è pensabile che la burocrazia si velocizzi soltanto di fronte alle emergenze. Derogare alle leggi, anche se di fronte a situazioni di eccezionalità, non può e non deve diventare la prassi. L'iter burocratico che comincia dalla programmazione e finisce con la realizzazione effettiva di un'opera, va ripensato in nome dell'efficienza, della trasparenza e della certezza di una regolamentazione snella a sostegno del mondo produttivo.

  • Noi perseguiamo una normalità sorretta da una regolamentazione chiara ed efficace e abbiamo grandi aspettative e anche qualche preoccupazione nei confronti della riforma della PA prevista nel PNRR. Bene la messa in parallelo e non in sequenza delle richieste di parere, ma le procedure derogatorie si aggiungono a quelle in atto producendo un dedalo di norme in cui è difficile orientarsi. Per i lavori pubblici bisogna guardare a sette quadri normativi: quel che ancora resta del codice de Lise, il Codice dei contratti pubblici, le linee guida dell’ Anac, il decreto Sbloccacantieri, il decreto Semplificazioni del 2020, il decreto Semplificazioni del 2021, le norme europee… . Il ddl delega per l’aggiornamento del Codice degli appalti appena passato al Consiglio dei ministri e a cui ha fatto cenno il ministro Giovannini nel suo saluto, va in questa direzione quando affronta il tema della semplificazione del sotto soglia e la direzione dei tempi di gara, ma aspettiamo il passaggio parlamentare per esprimere un giudizio definitivo.

  Così, mentre invochiamo interventi di chiarezza, non saremo di certo noi a sponsorizzare deregulation e semplificazioni che mettono a rischio non soltanto la sicurezza delle opere, ma anche quella di chi queste opere, con il proprio lavoro, realizza.

Per questo vogliamo esprimere la nostra soddisfazione per lo stralcio del “massimo ribasso” che, confidiamo venga definitivamente archiviato.

  Lo abbiamo detto più volte e in tutte le sedi davanti a tutti gli interlocutori che oggi, torno a ringraziare, e che abbiamo voluto al nostro incontro: servono una serie di garanzie perché il mercato possa essere omogeneo nell’assegnazione degli appalti, soprattutto quelli pubblici, perché la competizione debba basarsi sull’affidabilità.  

Per questo non possiamo tollerare che le gare siano vinte da chi attua di fatto il massimo ribasso.

L’ente che indice una gara, si sa, già indica un prezzo di mercato tenendo conto di quello che chiede di realizzare. Come si può pensare allora che, legalmente, si possa risparmiare fino al 40%?  E invece assistiamo a competizioni per assegnazioni dei lavori nelle quali l’offerta tecnica perde qualsiasi importanza e la parte economica arriva a valere 30/40 punti su cento. Cosa significa questo? Significa che ad aggiudicarsi l’appalto potrebbe essere chi è disposto a cedere su tutto: dal rispetto della sicurezza, alla qualità dei materiali e all’efficienza della strumentazione.

Sarebbe facile ovviare a tale stortura introducendo banali calcoli matematici correttivi della determinazione del punteggio con una regola che dia all’offerta economica, al massimo, il 10% del punteggio per l’assegnazione di un’opera.

Questa battaglia non ci vede uniti, lo so. E, scusate il paragone, ma mi pare di trovarmi nell’incomprensibile disputa che abbiamo vissuto in questi mesi di pandemia quando la polemica, politica e non solo, si alimentava dell’antagonismo tra salute e lavoro. Le scelte fatte, pur con il dramma di molte e molti che non hanno potuto scegliere e hanno perso salute e lavoro, ci hanno dimostrato che non può riprendere il secondo se non si salvaguarda la prima.

 Per questo sono, siamo pronti a fare la nostra battaglia e a cercare alleati affinché la RIPRESA non poggi sull’assunto del lavoro a qualsiasi costo. E, per dimostrarlo ribadiamo la nostra soddisfazione per la firma da parte del ministro Orlando del decreto attuativo che definisce un sistema di verifica della congruità della manodopera impiegata nella realizzazione dei lavori edili. Quello che noi tutti riassumiamo in DURC DI CONGRUITA’, se non diventa un ostacolo è uno straordinario strumento di lotta contro il lavoro nero e un altro elemento di distinzione nel selezionare le imprese di qualità.  Chiediamo prima di tutto al vertice dei costruttori italiani e poi alla politica, alle stazioni appaltanti e al sindacato di fare ognuno la propria parte perché quella crescita di Pil prevista ormai da tutti – Bankitalia, Commissione Ue, Ocse, Fmi, Istat… - che dovrebbe raggiungere e forse superare un più 4,7%, sia una ripresa di qualità prodotta da imprese di qualità.

Avendo di fronte o, comunque, potendo interloquire con i decisori politici, con il nostro committente, con l’agenzia per la sicurezza dei trasporti, con il sindacato e con il vertice dell’associazione dei costruttori vorrei poter lanciare suggestioni, suggerimenti e persino qualche richiesta che però vadano nella direzione di quella realizzazione dell’infrastruttura sostenibile che abbiamo richiamato nel titolo del nostro incontro.

Cito il ministro Giovannini che anche stamattina ha voluto ribadire come soltanto la sostenibilità insieme ambientale, economica, sociale e istituzionale possa portare ai risultati attesi. Sì, dunque, ministro, noi siamo una di quelle componenti della società che non ha scelto di stare in retroguardia, siamo e resteremo in quella che lei ha definito “frontiera positiva”.

  E allora proprio a Lei, all’intero Governo e al Parlamento chiediamo che le imprese ANCEFERRpossano partecipare alla realizzazione del PNRR.  

La manutenzione, i rinnovi, i potenziamenti che sono il nostro core business, non è, e non poteva essere, il cuore del piano europeo che nasce dalla tragedia del Covid e dalla presa di coscienza collettiva che tutti abbiamo bisogno di tutti per proteggerci e per ripartire. Ma la transizione ecologica, la tutela del territorio, la mobilità sostenibile, non si realizzano soltanto con le nuove opere, pure necessarie in un Paese come il nostro che sconta anni di paralisi.  Senza elencare le opere previste dal Piano consegnato a Bruxelles  - sottolineo che tra risorse Ue e nazionali, da qui al 2030 sono disponibili oltre 40 miliardi per la nostra rete ferroviaria. Ribadiamo che calibrare le gare nel modo giusto,  in cui protagoniste possano essere anche le medie e non soltanto le grandi imprese,  permetterà al Paese, anche con il contributo delle imprese ANCEFERR  di vincere quella sfida che, come ha detto il presidente Draghi “non possiamo perdere”. Al nostro appello, lanciato fin dalla prima lettura del PNRR, si è aggiunto l’autorevole sostegno del presidente di Ance che nei giorni scorsi ha ribadito l’importanza che tutte le imprese di costruzioni siano coinvolte nella sfida che deve portare al completamento delle opere nel 2026.

La nostra associazione nasce, ormai 10 anni fa, con l’obiettivo di creare un sodalizio tra imprese che operano prevalentemente nel settore ferroviario e perciò vivono problematiche complesse e hanno organizzazione e strutture diverse da altri settori. Occupiamo 3000 addetti ed esprimiamo un fatturato annuo pari a 1,8 miliardi di euro.  Nel corso di questo ultimo decennio siamo cresciuti tutti non soltanto dal lato economico e patrimoniale, ma soprattutto in professionalità, tecnologie e capacità progettuali. E questo ci fa essere una realtà virtuosa nel campo delle costruzioni che invece ha patito una forte crisi. Un dato su tutti: il 96% delle imprese di costruzioni italiane fattura meno di un milione di euro ed ha meno di cinque dipendenti. Le associate Anceferr si collocano  tutte  nel restante 4%.

Dopo aver parlato alla politica ci rivolgiamo al nostro praticamente unico committente, Rete Ferroviaria Italiana e dunque al nostro interlocutore, con il quale vantiamo consolidati rapporti di stima e fiducia. E torniamo a chiedere continuità del lavoro e programmazione.

Abbiamo già parlato di sicurezza a proposito di massimo ribasso e Durc, ma avendo qui con noi i vertici dell’Ansfisa, l’ Agenzia Nazionale per la Sicurezza delle Ferrovie e delle Infrastrutture Stradali e Autostradali, mi permetto di chiedere che il gruppo di cui facciamo parte -  linee guida per la gestione dei lavori all’armamento e  al corpo stradale – metta in campo, insieme ad altri, quella sinergia tra tecnologie, controlli e sanzioni che porti davvero all’obiettivo “incidenti zero” che persegue Rfi e che tutti, a cominciare dalle imprese Anceferr, auspichiamo si raggiunga. RFI ci chiede molteplici qualificazioni per ammetterci a partecipare alle sue gare. Noi chiediamo che questo sistema sia ulteriormente potenziato e che venga  valorizzato quanto effettivamente  svolto dalle imprese  nell’ambito della qualità della sicurezza espressa, dell’entità  dei lavori, della loro complessità, delle tecniche utilizzate - non ultimo l’esecuzione contemporanea di  più cantieri complessi -  con riconoscimento di  premialità  nella valutazione delle stesse  imprese  nell’ambito dei  sistemi di qualifica e nelle gare.

Con il sindacato, con la Fillea, che è qui con noi, abbiamo avviato da tempo un dialogo per la qualità del lavoro. Un dialogo importante perché la crescita del Paese non può avviarsi in un clima di conflittualità tra imprese e sindacato. Dopo questi drammatici mesi di blocco e chiusure, ora, credo sia necessario avviarsi a una normalizzazione.  Proporre ammortizzatori sociali in situazioni difficili è necessario e ha permesso, per esempio in questo anno e mezzo, che la crisi sanitaria non diventasse crisi sociale, ma - e credo lo sappiamo tutti - riproporre sine die sussidi, non aiuta né l’Italia, né i sussidiati.  Ben vengano, dunque, nel PNRR quelle clausole che favoriscono l’assunzione di donne e giovani come obiettivo generale, ma, come immagino concordiate vanno previste presto e obbligatoriamente linee guida applicative che tengano conto delle specificità del nostro settore perché è difficile avere operaie nei cantieri edili…  Approfitto però di questa occasione per chiedere al sindacato di condurre con noi una battaglia contrattuale. Attualmente le nostre imprese aderiscono al contratto nazionale degli edili che prevede poi che ogni impresa completi con gli integrativi provinciali nel territorio dove ha sede.  Ci troviamo così con tanti integrativi diversi che differenziano lavoratori che prestano la stessa opera. Non mettiamo affatto in discussione il Contratto nazionale che, se si ritiene, possiamo rafforzare, ma chiediamo che una parte dell’integrativo sia prettamente ferroviario, non per risparmiare, ma per salvaguardare specificità e professionalità.  So bene che non basta un amo lanciato a un convegno perché questo succeda, ma basterebbe che il primo mattone venisse posto proprio qui…

Chiudo da dove avevo cominciato e mi rivolgo al presidente dell’Associazione Nazionale Costruttori Edili perché io so che uno dei suoi obiettivi è quello di riqualificare la parola impresa. Ma perché sia così ci vuole una presa di coscienza collettiva e un’azione di chiarimento che porti a “ripulire l’elenco” chiedendo a chi vuole definirsi impresa di costruzioni di adeguarsi a quei canoni indispensabili di qualità e serietà senza i quali l’ammissione non è permessa. Se questo è un proposito comune credo potremo raggiungerlo lavorando insieme all’interno dell’Ance.

Forse l’ho fatta troppo lunga, ma siate clementi.  In questo lungo periodo non abbiamo chiesto, ma abbiamo cercato di dare perché di questo c’era bisogno.  Non abbiamo alzato la voce, ma sommessamente suggerito soluzioni. Ora però chiediamo:

  • che alcune gare PNRR siano dimensionate per permettere la partecipazione delle imprese Anceferr;
  • di semplificare davvero e non soltanto per le opere PNRR, non soltanto fino al 2026.
  • di predisporre nella legge di Bilancio, strutturalmente, somme destinate alla manutenzione, al recupero funzionale, statico e messa in sicurezza delle opere civili con particolare riguardo alla sede ferroviaria, al dissesto dei rilevati, delle trincee e dei pendii, al rafforzamento dei ponti e al consolidamento e adeguamento delle gallerie. Con obbligo di spesa nell’anno nell’esercizio;
  • di intervenire subito sul caro materiali perché l’aumento delle materie prime mette a repentaglio le imprese: l’economia globale non si trovava in questa condizione dalla crisi finanziaria del 2007 e dalle crisi petrolifere degli anni Settanta. Ora questa situazione dev’essere presa in carico dal Parlamento, dal Governo e magari anche dall’Europa.


    Ora mi taccio, pronto, insieme a tutti i nostri associati, a far tesoro di quello che ascolterò per partecipare insieme a questa scommessa.

Per il PNRR e dopo il PNRR perché, come ho già detto, giochiamo ora, ma se vinceremo, avremo un futuro migliore del passato. E sì che ne abbiamo bisogno!

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