LAVORO E SVILUPPO: “Noi abbiamo scelto la qualità dell’impresa. No al massimo ribasso”

Anceferr con il suo vicepresidente Vito Miceli, ha preso parte alla tavola rotonda organizzata dalla Fillea-Cgil per discutere di politiche industriali delle infrastrutture insieme alla ministra De Micheli, ai segretari nazionali di Fillea e Filt, Genovesi e Malorgio, al segretario generale Cgil Landini, al presidente dell’Upi De Pascale e all’imprenditore edile Vittadello.

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Sintonia con Alessandro Genovesi che, per rilanciare una stagione di crescita e lavoro, ha parlato di qualità dell’impresa. “Anceferr - ha spiegato Miceli - l’ha messo alla base della sua costituzione come associazione. Per noi essere impresa significa avere maestranze qualificate e proprie, mezzi all’avanguardia, rispetto di ogni norma di sicurezza, curriculum degli associati che non comprendano fallimenti continui e continui cambi di ragione sociale. Bisogna scardinare il sistema delle gare in vigore oggi che attribuisce di fatto alla sola valutazione economica la parte fondamentale del punteggio per appaltare un lavoro – ha aggiunto il vicepresidente rivolto alla ministra dei Trasporti - Chiedo che si intervenga con una norma perché il prezzo, influisca al massimo per il 10% nei criteri di attribuzione che devono basarsi sui requisiti tecnici e di qualità dell’impresa che avrà il lavoro”.

Miceli, dopo aver ribadito la necessità di continuità dei contratti e di gare bandite per tempo, ha auspicato un intervento legislativo perché i sistemi di qualifiche oggi applicati da RFI sia mutuato anche per i lavori di Anas e Autostrade: “Le nostre imprese - ha detto - possono esportare la loro esperienza perché un ponte ferroviario non è diverso da quello autostradale, cambia il contesto e la regolamentazione dell’infrastruttura su cui insiste l’opera d’arte, ma le tecniche possono essere ripetute”.

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Il vicepresidente, presentando Anceferr ha ricordato: “Noi facciamo manutenzione, permettiamo che i treni attraversino il nostro Paese in tutta sicurezza. Lavoriamo di notte e in ogni situazione con mezzi ad elevata tecnologia e operai e tecnici motivati e specializzati. Dal Nord al Sud: questo significa connettere i territori. Nelle 130 opere di Italia Veloce però non si parla di manutenzione e, mentre chiediamo che non si parcellizzino le risorse per accontentare molti, riteniamo che siano davvero pochi i 30 miliardi dei 209 del Recovery fund destinati alla manutenzione e recupero delle infrastrutture esistenti”.

“Noi – ha concluso - abbiamo bisogno di un sindacato che sia a fianco delle imprese che rispettano le regole e gli uomini. Abbiamo bisogno di una politica che decida e non aggiunga ostacoli ad ostacoli”.

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