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Come ripristinare il calcestruzzo degradato

Come ripristinare il calcestruzzo degradato

I suggerimenti dell’Ufficio Tecnico KIMIA sul corretto ciclo da seguire per ripristinare con malte tixotropiche, anche in alti spessori, le opere in calcestruzzo ammalorate

Il ripristino del calcestruzzo ammalorato è uno degli interventi più frequenti che tecnici e imprese si trovano ad affrontare. Il trascorrere del tempo, l’impatto degli agenti atmosferici e le azioni meccaniche contribuiscono, infatti, al degrado di edifici e infrastrutture, richiedendo, di conseguenza, una manutenzione periodica. Vale per gli edifici come per le opere infrastrutturali, senza esclusione. Utilizziamo questo spazio, dunque, per illustrare come intervenire per ripristinare e proteggere le strutture in calcestruzzo armato con armature metalliche a vista.

 

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L’intervento, in sintesi, prevede la rimozione del calcestruzzo degradato, il trattamento dei ferri di armatura utilizzando una malta anticorrosiva e la ricostruzione delle parti di calcestruzzo ammalorato, utilizzando malte cementizie tissotropiche, quindi non colabili, applicate a cazzuola o con macchina intonacatrice. Il ciclo di ripristino si conclude con una rasatura e, con il supporto ormai stagionato, con una verniciatura protettiva anticarbonatazione.

Di seguito illustreremo più nel dettaglio le seguenti fasi:

  1. rimozione del calcestruzzo ammalorato;
  2. trattamento dei ferri esistenti;
  3. trattamento protettivo dei ferri di armatura;
  4. ripristino corticale;
  5. rasatura;
  6. verniciatura protettiva.

RIMOZIONE DEL CALCESTRUZZO AMMALORATO

La prima fase di un corretto ciclo di ripristino non può che partire dalla rimozione completa del calcestruzzo degradato. L’operazione, da eseguire con scalpellatura a mano, meccanica o con altri mezzi idonei quali l’idroscarifica, permette di ottenere un supporto solido, esente da parti in distacco e sufficientemente ruvido. Le armature metalliche in vista devono essere liberate da ogni lato del calcestruzzo a contatto utilizzando una pistola ad aghi; le zone da rasare devono essere in via preliminare sabbiate e/o idrosabbiate per eliminare qualsiasi residuo di vecchie vernici, sporco, disarmante, muschi e licheni, polvere e materiali friabili che impedirebbero la perfetta adesione della malta da impiegare al supporto stesso.

TRATTAMENTO DEI FERRI ESISTENTI

La seconda fase prevede il corretto trattamento dell’armatura. Per farlo si esegui la spazzolatura dei ferri affioranti oppure si procede all’idrosabbiatura, così da rimuovere la ruggine presente e portare la superficie a metallo bianco. L’idrosabbiatura non è necessaria nel caso in cui la preparazione della superficie sia stata effettuata mediante idroscarifica; lo diventa invece quando trascorre un elevato intervallo di tempo dall’idroscarifica stessa a causa magari di particolari esigenze organizzative in cantiere. In quel caso si deve procedere all’idrosabbiatura prima del trattamento dei ferri d’armatura.

 

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PROTEZIONE DEI FERRI DI ARMATURA

La fase successiva è quella del trattamento protettivo dei ferri di armatura applicando la malta idraulica monocomponente rialcalinizzante anticorrosiva Betonfix KIMIFER, a marchio CE secondo UNI EN 1504- 7. Questa malta protettiva va applicata utilizzando un pennello sull’armatura metallica da proteggere e secondo i consumi previsti dalla scheda tecnica KIMIA.

RIPRISTINO CORTICALE

Le operazioni di ripristino del calcestruzzo iniziano bagnando a saturazione la zona da trattare ed eliminando eventuali ristagni d’acqua (condizione s.s.a) tramite idrolavaggio. Si procede quindi alla ricostruzione delle parti di degradate applicando la malta idraulica antiritiro pronta all’uso, con effetto tixotropico e addizionata con fibre sintetiche, Betonfix FB. Il prodotto è marcato CE secondo la UNI EN 1504-3 Classe R4. La malta può essere applicata a cazzuola o con l’ausilio di una macchina intonacatrice, avendo cura di stenderla e compattarla con frattazzo o con la riga. Quando è prevista l’applicazione di malta in più strati (spessori superiori ai 3 cm), tra una mano e l’altra è necessario eseguire la staggiatura, l’irruvidimento con la spatola dentata, l’idrolavaggio e la bagnatura prima di procedere all’applicazione dello strato successivo, facendo intercorrere tra una mano e l’altra almeno 12-24 ore. Su superfici estese, dove la malta da ripristino non risulta essere confinata all’interno di zone da ripristinare ben definite, consigliamo di applicare la rete elettrosaldata filo 2 maglia 5x5, oppure con altra sezione e maglia indicate dalla direzione lavori. Questa va fissata al supporto con spezzoni di acciaio sagomati a “L” e ancorati con resina epossidica in fori predisposti.  

RASATURA

L’eventuale rasatura protettiva della struttura deve essere applicata con una doppia mano di malta monocomponente, chiamata Betonfix RS. Questa malta cementizia è dotata di ottime caratteristiche di impermeabilità all’acqua e all’anidride carbonica e di resistenza agli agenti atmosferici e ai cicli di gelo e disgelo. Ha inoltre un’elevata adesione, è dotata di una granulometria massima dell’inerte pari 0,5 mm ed è marcata CE secondo UNI EN 1504-3 Classe R2. Betonfix RS si applica con uno spessore totale medio di 3 mm e va rifinita con fratazzo o spugnino. Al fine di aumentare la durabilità della rasatura è possibile interporre tra le due mani di rasante la rete in fibra di vetro Kimitech 350.

VERNICIATURA PROTETTIVA

Una volta che il supporto è stagionato, si procede alla verniciatura protettiva anticarbonatazione della struttura in calcestruzzo armato, utilizzando la resina monocomponente elastomerica Kimicover BLINDO, a marchio CE secondo UNI EN 1504-2. La resina va diluita con il 10-15% di acqua potabile e deve essere applicata in doppia mano, a pennello, rullo o spruzzo, rispettando il consumo previsto in scheda tecnica del prodotto.

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